venerdì, gennaio 02, 2015

raccontino

Angela e Giovanni si amano.
Ambedue studenti universitari, con gioia e spensieratezza navigano nel grande mare della vita.
Giornate piene, lezioni, amici e tanta voglia di camminare, mano nella mano, lungo i sentieri dei giardini pubblici di Padova.
E' primavera e Padova è un tripudio di verde e acqua. Il fiume scorre lento, passa sotto i ponti, lambisce il giardino bagnando le fronde di un salice piegato sull'acqua.
Ogni angolo riparato è buono per un bacio, una carezza. Il cuore batte in fretta, i sensi si accendono, le braccia circondano le spalle in un abbraccio senza fine: vent'anni e tanta gioia di vivere.
Il tempo dell'università passa. Il tempo delle passeggiate passa. Le strade si dividono e inizia il tempo delle telefonate, delle lettere, dei treni presi di corsa. L'assenza dell'altro è sottolineata dalla frequenza esasperata con cui si desidera  partire,  raggiungere l'amato.
Lentamente, molto lentamente il tempo si dilata, i viaggi sono meno frequenti, le telefonate piene di scuse: "Scusa, scusa...la riunione, il capo, la famiglia..."....e poi finisce, rimane solo un grande vuoto, un grandissimo dolore e il quotidiano che è come una gomma che cancella la matita, ma non la traccia del segno che rimane sotto, sotto.
Giovanni incontra una nuova donna, si innamora e la sposa, ma in fondo al cuore c'è sempre quella traccia non cancellata e dopo qualche anno anche quest'amore finisce e Giovanni divorzia e nuovamente è solo.
Angela incontra un altro uomo, si innamora, si sposa e, quietamente vive una vita tranquilla, senza grandi scossoni ed entusiami, finchè il marito non si ammala gravemente e dopo breve tempo, muore.
Angela è nuovamente dilaniata dal dolore, soffre per quell'uomo che ha amato delicatamente, che le ha donato tanta serenità.
Si continua a vivere: la mattina ci si alza faticosamente, faticosamente si va al lavoro , faticosamente si torna in una casa vuota e triste e si è soli. Ma il tempo passa. Le giornate via, via si rasserenano,  si ricomincia a sorridere e a desiderare di uscire e incontrare gli amici.
È autunno e Padova  avvolge con una leggera foschia le piazze: Piazza dei Signori, Piazza delle Erbe, il ghetto, con le stradine dalle luci attenuane ed i ciotoli antichi, il profumo delle legna bruciata per arrostire le castagne che, calde, scaldano le mani gelate. La luce calda dei bar attira, si cerca il tepore del locale, il profumo delle erbe aromatiche del punch e le risate degli amici. E poi...la magia della vita che nasconde le sue strade segrete e ti conduce, passo dopo passo, dove nemmeno si pensa si possa andare.
Il bar è caldo. Niente punch, solo un cappuccino che nasconde sotto la soffice schiuma del latte l'aroma intenso del caffè; gli amici sono tutti attorno e si ride di qualche facezia del solito spiritoso. Ad un tratto una voce, il cuore batte come da tempo non succedeva e poi... tutto ricomincia: le passeggiate mano nella mano, gli angoli bui per baci appassionati, abbracci, carezze: Giovanni è tornato!

(Trillina - Iaia)

3 commenti:

Anna-Marina ha detto...

Oh che carino! Ma l'hai scritto tu?

valeria rachiele ha detto...

Che racconto bellissimo e romantico... E che bella Padova come scenario per questo amore!

trillina ha detto...

@Anna-Marina: l'ho scritto io. Baci