domenica, maggio 01, 2016

Venezia

Venezia dormiva distesa nell'ombra come una donna stupenda mollemente adagiata nel suo letto profumato.
Era una mattina di sole, limpida e cristallina; sul cielo azzurro era posata una lievissima lanugine di candide nuvole disposte in grandi strisce nitide fin giù all'orizzonte.
La superficie verde chiara dell'acqua, che un leggero vento muoveva impercettibilmente, era solcata da meravigliosi giochi iridescenti.
Il più autentico fascino di Venezia è la sua natura velata, sognante, segretamente cangiante dei colori.
E' tutto di una tale bellezza che si crede di vivere in un sogno e si è ossessionati dal timore che il miraggio della città sospesa sull'acqua possa scomparire all'improvviso come il gioco di una nuvola contro il sole.
Dalla mia fredda panchina sento il profumo dell'acqua e della pietra umida.
Da qui non posso vedere nulla della città tranne un pezzo di canale e facciate di case disseminate di finestre buie e più sopra, sui tetti, sono posati due comignoli e una delicata strisciolina di cielo azzurro.
Respiro profondamente a pieni polmoni; ascolto il lieve sciabordio di una invisibile barca da carico e il sommesso chiacchiericcio di due invisibili rematori e guardo la sottile striscia di cielo chiaro risplendere sopra i nitidi contorni dei tetti.
E giunge la sera: la città è distesa come una nera silhouette contro il cielo rosso della sera e la laguna luccicante è immersa nell'atmosfera dorata del tramonto.


martedì, aprile 26, 2016

poesia




 Come ti amo?

Come ti amo?
Come ti amo?
Lascia che ti annoveri i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità,
di altura e di estensione che l’anima mia
può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede;
Ti amo con quell’amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti, - ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita! - e,
se Dio vuole, ancor meglio t’amerò dopo la morte.

 (Elizabeth Barrett Browning)

domenica, aprile 24, 2016

una ricettina sfiziosa


PANE SOLE


Ingredienti
  • 500g di farina 0
  • 50g di olio extravergine di oliva
  • una bustina di lievito di birra disidratato ( o un cubetto)
  • sale qb
  • acqua circa 300ml
  • per il ripieno
  • 4 zucchine
  • pomodorini secchi e olive taggiasche a vostro piacimento (circa una decina di pomodorini e 3 o 4 cucchiai di olive)
  • 150g di formaggio feta
  • olio extravergine di soliva, sale e pepe.

Istruzioni
Per la pasta procedete come un normale impasto lievitato, in una ciotola mettete la farina, il sale, il lievito sciolto in un po' di acqua, mescolate, unite l'olio, la restante acqua fino ad avere un impasto liscio e morbido che metterete a lievitare fino a quando non ha raddoppiato il suo volume.
Grattugiate le zucchine e salatele leggermente, fate riposare per circa 10 minuti.
Sbriciolate grossolanamente la feta e mettete a bagno in acqua fredda per far scaricare di sale.
Stendete l'impasto formando una striscia lunga circa un metro, e larga 12/13 cm.
Strizzate bene le zucchine e distribuirle sopra la pasta, unite i pomodorini e le olive tritate e aggiungere la feta dopo averla ben scolata, tenete il ripieno lontano dai bordi per facilitarne la chiusura.
Ora arrotolate bene e avvolgete partendo dal interno ottenendo una ruota. Potete vedere dall'immagine sotto.
Tagliate con un coltello o con delle forbici da cucina degli spicchi nella parte esterna , senza andare fino alla base. Ungete la superficie con un po' di olio e se volete pepate, attendete una mezz'oretta circa e fate cuocere in forno caldo a 180gradi per circa 40 minuti.
(sia la ricetta che la foto sono state acquisite dal web:
http://www.tempodicottura.it/2014/06/07/7173/)


venerdì, aprile 22, 2016

Venezia

Venezia, che incanto!

 Anche gli innamorati a Venezia sono più innamorati.
Venezia, il suo fascino è la sua natura sognante, i suoi canali velati di nebbia, lo scintillio del sole sull'acqua, il rumore dei passi nel silenzio della notte, il profumo del pane e l'odore pungente dei canali quando c'è bassa marea e le voci dalle finestre e i piedi stanchi per il lungo camminare nelle calli e sboccare in un campo pieno di verde e di bimbi che giocano e donne che chiaccherano e camminare, camminare e sbucare di fornte alla laguna e restare senza fiato.


domenica, febbraio 14, 2016

buon san Valentino





La storia di San Valentino la conosciamo tutti, la riassumo comunque:

"A Roma, nel 270 D. C il vescovo Valentino di Interamna, (oggi è la città di Terni), amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato."

Ma in effetti la festa di San Valentino risale  al 496 d.C., quando l'allora Papa Gelasio I volle porre fine ai "lupercalia", antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco.
I popoli antichi, per lo più dediti alla pastorizia e all'agricoltura, tenevano in grande considerazione i momenti più importanti del ciclo della natura, dal suo risveglio, al raccolto, alla nascita degli agnelli e dei vitelli e tutto quanto era connesso ai ritmi della terra e della vita agricola.
 E così anche gli antichi romani avevano i loro riti e divinità, con cui celebravano i momenti più importanti del ciclo agricolo e pastorizio.
Febbraio era un mese particolare, che segnava il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile e i romani
si rivolgevano al loro dio della natura selvaggia in cerca di protezione.
Lupercus era il nome di questo dio, un fauno cacciatore di ninfe, sposo e fratello di Fauna, una delle tante rappresentazioni femminili di Madre Natura.
Si narra che Lupercus proteggesse i greggi dai lupi e riscuotesse in cambio tributi di cacio e ricotta dai pastori.
In suo onore gli antichi romani celebravano ogni anno, il 15 febbraio, un'importante festa, chiamata i lupercali
che prevedeva festeggiamenti sfrenati che erano apertamente in contrasto con la morale e l'idea di amore dei cristiani. In particolare il clou della festa si aveva quando le matrone romane si offrivano, spontaneamente e per strada, alle frustate di un gruppo di giovani nudi, devoti al selvatico Fauno Luperco per ottenere la fecondità.

Il Papa decise di spostare "la festa dell'amore"al giorno precedente, dedicato a San Valentino, facendolo diventare in un certo modo il protettore degli innamorati.



La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo, arca notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,

profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.
 Paul Eluard

venerdì, febbraio 12, 2016

si dice...

"...é una vera pacchia"






L'espressione " ....é una vera pacchia" descrive una situazione assai favorevole, una condizione da bengodi, da cuccagna.
L'origine del termine "pacchia" che ha il suo corrispondente nel verbo pacchiare (mangiare ingordamente) é nel latino pascere, pascolare, termine che dalle greggi si é esteso agli esseri umani (pascersi).
Pacchia, insomma, sta per pasto luculliano, grande abbuffata, uno dei massimi piaceri possibili e trova riscontro nel dialettale lombardo pacciada "grande mangiata", appunto.

domenica, febbraio 07, 2016

poesia




 LA CASTA LISA

La giornata è stata lunga
È passata finalmente
Domani sarà come oggi
E laggiù sulla montagna
La sera cala sul castello incantato
Siamo stanchi stasera
Ma la casa ci aspetta
Con la buona zuppa fumante
E dall'alba domani
La dura fatica
Ci riprenderà con sé
Ahimè
Brava gente

(Guillome Apollinaire)