martedì, maggio 28, 2013

storie d'amore




C'era una volta un Comune d'Italia che aveva deciso di rifare la pavimentazione del marciapiede della via principale.
Arrivarono gli operai, con una bella rete rossa recintarono l'area dove lavorare , distrussero il vecchio marciapiede e presto sorsero montagnole di sampietrini, quei cubetti di porfido grigio che mastri competenti usano con perizia.
I paesani spesso si soffermavano a guardare. Si vedevano anziani pensionati con capelli bianchi e un po' di pancetta, le mani dietro la schiena, guardare e chiedere spiegazioni; bambini affascinati dal "mazzapicchio", la caratteristica mazza che si batte sul sampietrino, strattonati dalle nonne che avevano fretta di tornare a casa; persino qualche cane, quasi a voler già segnare il proprio territorio.
I "serciaroli", impassibili, accucciati, con l'eterna sigaretta in bocca, continuavano l'opera:  la corda tesa fra due picchetti, un sampietrino dopo l'altro, dalla mattina alla sera a formare archi perfetti.
Giovanni era un assiduo ed attento frequentatore del cantiere. Da quando era andato in pensione, malgrado fosse sempre impegnato in attività diverse, aveva molto tempo libero. La mattina usciva di casa verso le nove e di buon passo andava in edicola a comprare il giornale. Doveva essere di "carta", doveva sentire il profumo della stampa, il fruscio delle pagine. Quelli on line non gli piacevano, non riusciva ad accettare quella modernità. Poi caffè e, magari qualche volta, una brioche.
Era ancora molto innamorato di sua moglie, con la quale divideva la vita da tanti, tanti anni, alcuni felici, altri meno, come sempre.
Un giorno dopo l'altro vedeva procedere il lavoro, vedeva i  sampietrini diminuire di quantità ed un pensiero, anzi un desiderio ardente, si era insinuato nella sua mente: rubare un sampietrino! Ma cosa doveva fare con un sampietrino? Aveva un progetto, voleva donarlo alla moglie. Ma, un sampietrino?
Finalmente una sera di pioggia, la strada deserta, nessuno in giro con quel tempo, sembrava novembre ed invece era maggio, Giovanni ne approfittò e, con fare furtivo, si impossessò di un sampietrino, grigio, lucido di pioggia.
Tornò a casa e, munito di scalpello e martello, incise sul sampietrino "Giovanni e Maria" , così come aveva inciso i loro nomi sul tronco del pino marittimo nella pineta in Puglia, dove si erano conosciuti ed innamorati 40 anni prima.
Tornò al cantiere, inseguito dalle parole della moglie, che, sorridendo compiaciuta, lo rimproverava, gli chiedeva di non uscire con quel tempo.
Il sampietrino scolpito fu abbandonato fra gli altri ed ora, incastonato come un diamante in un anello d'amore, fa parte del marciapiede di quel paese.
Chissà se durerà tanto quanto l'amore di Giovanni e Maria.



9 commenti:

Aliza ha detto...

che bella!! ciao

trillina ha detto...

E' una storia vera, l'ho un po' romanzata, ma è vera!

Anna-Marina ha detto...

Ma che bella! E' proprio vero che quando ci sono lavori gli anziani se ne stanno sempre lì a guardare, a chiedere, ad imparare ancora. Comunque, molto romantico il signor Giovanni! Sicuramente il suo amore sta durando di più di quanto potrà resistere la pavimentazione del marciapiede. Nel nostro piazzale i sampietrini stanno saltando tutti. Interessante anche la lezione sul metodo di lavoro.

Kylie ha detto...

Bellissima questa storia e molto romantica!

Un abbraccio

valeria ha detto...

Bella questa storia, molto romantica!

Alby ha detto...

so che è una storia vera…
molto ben raccontata.
bisogna dire che le cose belle vengono meglio.
chiaro, no?
bisogna dire agli interessati di leggerla

Anonimo ha detto...

Se è una storia vera è bellissima e originale. complimenti a chi l'ha scritta e ai suoi protagonisti.

Silvia

Anonimo ha detto...

bella

Anonimo ha detto...

Conosco Giovanni, Maria e il sanpietrino. Quando passo, dove lui, fiero, mostra la sua scritta, non posso non fermarmi un attimo e, pensare. Le storie d'amore lunghe oggi non sono più di moda. Le difficoltà, i problemi anche i più piccoli, spezzano, allontanano, divorziano. Perchè?Manca il collante. Cambiare sembra più facile, non c'è desiderio di riconquistare la metà che si decide di sostituire, non si cerca di capire, non viene facile giustificare. Il bicchiere eterno oggetto di misura, va preso per quello che dà e non per quello che toglie.
Il mezzo vuoto va riempito di comprensione, di generosità, di voglia di voler bene, ogni giorno caparbiamente perché ogni giorno ha le sue insidie e le sue sirene!
Il collante che manca, e non solo tra le coppie oggi è...l'AMORE. La medaglia della mia vita è appesa al muro e mi guarda.
Mi mostra i traguardi raggiunti, gli ostacoli superati, le cose belle fatte e vissute che il sacrificio e la fatica per raggiungerle rendono ancora più care e preziose.
Alla soglia delle nozze d'oro, mi rendo conto che non l'ho mai girata.
Ho avuto accanto una persona speciale che ha apprezzato di me il bicchiere mezzo pieno e mi ha insegnato a fare per lui e per quanti ho trovato sulla mia strada la stessa cosa.
Questa la ricetta e gli ingredienti per un sicuro risultato .
Il sanpietrino mi sta strizzando l'occhio felice per avermi rubato, ma fatto spendere bene, un po' di tempo. Un grande grazie a Giovanni per il dolce pensier o. A Mara...butta via il bicchiere e abbracciati forte il "ladro" che hai vicino.