sabato, dicembre 19, 2015

un Presepe anni '50


Negli anni '50 dalla Sicilia ci siamo trasferiti nel Veneto.
Ero molto piccola e non ho ricordi di quegli anni, ho solo delle immagini slegate, sembrano quasi fotografie e, per questo, le ho raccolte in un immaginario album fotografico chiuso nella mia memoria.
Vedo la cucina dell'appartamento in cui abitavamo: c'era la stufa economica a legna con i cerchi che si spostavano con un ferro uncinato per caricarla di ciocchi. Aveva un forno e lì la mamma biscottava il pane che serviva per la prima colazione: pane, latte e "Ecco". Il tubo di scarico dei fumi aveva un anello da cui dipartivano delle piccole aste richiudibili dove la mamma poneva ad asciugare i pannolini di mia sorella appena nata.
Vedo la sala da pranzo arredata con i bellissimi mobili di Cantù, che papà aveva imballato per il lungo viaggio in treno.
In un angolo c'era il misterioso "bar". Misterioso perché, oltre all'apparecchio radio, aveva, anzi ha perché esiste ancora, uno sportello tondeggiante che nasconde una superficie a specchio con una mensolina dove la mamma teneva dei minuscoli bicchieri da liquore e qualche bottiglia da offrire ai rari amici che frequentavano la nostra casa.
Quando giungeva Natale la sala da pranzo si arricchiva di un albero piccolino addobbato con nastri coloratile e con le palline di vetro che ci aveva regalato una cara amica. Palline tragicamente fragili, che toccava solo la mamma onde evitare rotture, pianti e punizioni. In Sicilia non c'era l'uso di preparare l'albero di natale, invece il Presepe ha una tradizione antica e molto amata. La mamma lo preparava sul "bar".
Un foglio di carta da pacchi proteggeva il delicato mobile e, sempre la carta da pacchi schizzata di verde, giallo, marrone formava le montagne, le grotte, una più grande per la Natività, le altre per i mestieranti.
Ed ecco il  muschio che papà aveva raccolto lungo i fossi tornando da scuola.
Poi le statuine: il bue accovacciato, l'asinello, Maria, Giuseppe, il bambinello, pecore e agnellini, donne, viandanti, pastori. Un Presepe affollatissimo, c'era anche il pastore dormiente...e non si teneva conto delle dimensioni, tutto era mescolato, la disposizione era dettata solo dalle preferenze per questa o per quella statuina.
Non poteva mancare la neve che fioccava letteralmente con fiocchi di cotone idrofilo che la mamma distribuiva qua e là.
La sera si accendevano le candeline che stavano in piedi con una bugia a pinza e che stavano accese giusto il tempo di una preghiera prima di andare a nanna.

3 commenti:

Aliza ha detto...

quanti ricordi possiamo condividere... E' stato bello leggere questo post. Buon Natale...

valeria rachiele ha detto...

Anch'io ricordo quell'albero, in un'altra casa, perfettamente addobbato le cui luci moltiplicate dallo specchio risplendevano sulla carta dei regali... Lo sparecchiatavola carico di dolci e la tovaglia bianca delle grandi occasioni... Il Natale a casa dei nonni è la cosa che in questi giorni mi manca di più!

Anna-Marina ha detto...

....e poi mettevamo i festoni argentati sulle bottiglie, quelle buone, quelle che non si aprivano mai, e li intrecciavamo anche sui bracci del lampadario che ora guarda dal soffitto una stanza senza più decorazioni.....quante cose ancora nella mia testa, nel mio cuore ho da ricordare, ma fa molto male...
Baci